Testo unico edilizia D.P.R. 380/2001

Testo unico edilizia
D.P.R. 380/2001
(come modificato dal D.Lgs. 301/2002)
TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI

Capo I
Attività edilizia

1 (L). Ambito di applicazione. — 1. Il presente testo unico contiene i principi fondamentali e
generali e le disposizioni per la disciplina dell’attività edilizia.
2. Restano ferme le disposizioni in materia di tutela dei beni culturali e ambientali contenute
nel decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, e le altre normative di settore aventi incidenza
sulla disciplina dell’attività edilizia.
3. Sono fatte salve altresì le disposizioni di cui agli articoli 24 e 25 del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 112, ed alle relative norme di attuazione, in materia di realizzazione,
ampliamento, ristrutturazione e riconversione di impianti produttivi.
2 (L). Competenze delle regioni e degli enti locali. — 1. Le regioni esercitano la potest
legislativa concorrente in materia edilizia nel rispetto dei principi fondamentali della
legislazione statale desumibili dalle disposizioni contenute nel testo unico.
2. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano esercitano la
propria potestà legislativa esclusiva, nel rispetto e nei limiti degli statuti di autonomia e delle
relative norme di attuazione.
3. Le disposizioni, anche di dettaglio, del presente testo unico, attuative dei principi di riordino
in esso contenuti, operano direttamente nei riguardi delle regioni a statuto ordinario, fino a
quando esse non si adeguano ai principi medesimi.
4. I comuni, nell’ambito della propria autonomia statutaria e normativa di cui all’art. 3 del
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, disciplinano l’attività edilizia.
5. In nessun caso le norme del presente testo unico possono essere interpretate nel senso
della attribuzione allo Stato di funzioni e compiti trasferiti, delegati o comunque conferiti alle
regioni e agli enti locali dalle disposizioni vigenti alla data della sua entrata in vigore.
3 (L). — Definizioni degli interventi edilizi (legge 5 agosto 1978, n. 457, art. 31). — 1. Ai fini
del presente testo unico si intendono per:
a) “interventi di manutenzione ordinaria”, gli interventi edilizi che riguardano le opere di
riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad
integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti;
b) “interventi di manutenzione straordinaria”, le opere e le modifiche necessarie per rinnovare
e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi
igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unit
immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni di uso;
c) “interventi di restauro e di risanamento conservativo”, gli interventi edilizi rivolti a
conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme
sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali
dell’organismo stesso, ne consentano destinazioni d’uso con essi compatibili. Tali interventi
comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio,
l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso,
l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio;
d) “interventi di ristrutturazione edilizia”, gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi
mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in
tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la
sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento
di nuovi elementi ed impianti. Nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono
ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e
sagoma di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla
normativa antisismica; [lettera così modificata dal D.Lgs. 301/2002]
[Sul punto si veda la Circolare del Ministero Infrastrutture 7 agosto 2003, n. 4174. Si veda,
anche, il contributo tratto dal Manuale di diritto urbanistico di D. Antonucci]
e) “interventi di nuova costruzione”, quelli di trasformazione edilizia e urbanistica del territorio
non rientranti nelle categorie definite alle lettere precedenti. Sono comunque da considerarsi
tali:
e.1) la costruzione di manufatti edilizi fuori terra o interrati, ovvero l’ampliamento di quelli
esistenti all’esterno della sagoma esistente, fermo restando, per gli interventi pertinenziali,
quanto previsto alla lettera e.6);
e.2) gli interventi di urbanizzazione primaria e secondaria realizzati da soggetti diversi dal
comune;
e.3) la realizzazione di infrastrutture e di impianti, anche per pubblici servizi, che comporti la
trasformazione in via permanente di suolo inedificato;
e.4) l’installazione di torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti e di ripetitori per i servizi
di telecomunicazione;
e.5) l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere,
quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni,
ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a
soddisfare esigenze meramente temporanee;
e.6) gli interventi pertinenziali che le norme tecniche degli strumenti urbanistici, in relazione
alla zonizzazione e al pregio ambientale e paesaggistico delle aree, qualifichino come interventi
di nuova costruzione, ovvero che comportino la realizzazione di un volume superiore al 20%
del volume dell’edificio principale;
e.7) la realizzazione di depositi di merci o di materiali, la realizzazione di impianti per attivit
produttive all’aperto ove comportino l’esecuzione di lavori cui consegua la trasformazione
permanente del suolo inedificato;
f) gli “interventi di ristrutturazione urbanistica”, quelli rivolti a sostituire l’esistente tessuto
urbanistico edilizio con altro diverso, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi,
anche con la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale.
2. Le definizioni di cui al comma 1 prevalgono sulle disposizioni degli strumenti urbanistici
generali e dei regolamenti edilizi. Resta ferma la definizione di restauro prevista dall’art. 34 del
decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.
4 (L). Regolamenti edilizi comunali (legge 17 agosto 1942, n. 1150, art. 33). — 1. Il
regolamento che i comuni adottano ai sensi dell’art. 2, comma 4, deve contenere la disciplina
delle modalità costruttive, con particolare riguardo al rispetto delle normative tecnicoestetiche,
igienico-sanitarie, di sicurezza e vivibilità degli immobili e delle pertinenze degli
stessi.
2. Nel caso in cui il comune intenda istituire la commissione edilizia, il regolamento indica gli
interventi sottoposti al preventivo parere di tale organo consultivo.
5 (R). Sportello unico per l’edilizia (decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4, commi 1, 2,
3, 4, 5 e 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493; art. 220, regio
decreto 27 luglio 1934, n. 1265). — 1. Le amministrazioni comunali, nell’ambito della propria
autonomia organizzativa, provvedono, anche mediante esercizio in forma associata delle
strutture ai sensi del capo V, Titolo II, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ovvero
accorpamento, disarticolazione, soppressione di uffici o organi già esistenti, a costituire un
ufficio denominato sportello unico per l’edilizia, che cura tutti i rapporti fra il privato,
l’amministrazione e, ove occorra, le altre amministrazioni tenute a pronunciarsi in ordine
all’intervento edilizio oggetto della richiesta di permesso o di denuncia di inizio attività.
2. Tale ufficio provvede in particolare:
a) alla ricezione delle denunce di inizio attività e delle domande per il rilascio di permessi di
costruire e di ogni altro atto di assenso comunque denominato in materia di attività edilizia, ivi
compreso il certificato di agibilità, nonché dei progetti approvati dalla Soprintendenza ai sensi e
per gli effetti degli articoli 36, 38 e 46 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;
b) a fornire informazioni sulle materie di cui al punto a), anche mediante predisposizione di un
archivio informatico contenente i necessari elementi normativi, che consenta a chi vi abbia
interesse l’accesso gratuito, anche in via telematica, alle informazioni sugli adempimenti
necessari per lo svolgimento delle procedure previste dal presente regolamento, all’elenco
delle domande presentate, allo stato del loro iter procedurale, nonché a tutte le possibili
informazioni utili disponibili;
d) all’adozione, nelle medesime materie, dei provvedimenti in tema di accesso ai documenti
amministrativi in favore di chiunque vi abbia interesse ai sensi dell’art. 22 e seguenti della
legge 7 agosto 1990, n. 241, nonché delle norme comunali di attuazione;
e) al rilascio dei permessi di costruire, dei certificati di agibilità, nonché delle certificazioni
attestanti le prescrizioni normative e le determinazioni provvedimentali a carattere urbanistico,
paesaggistico-ambientale, edilizio e di qualsiasi altro tipo comunque rilevanti ai fini degli
interventi di trasformazione edilizia del territorio;
f) alla cura dei rapporti tra l’amministrazione comunale, il privato e le altre amministrazioni
chiamate a pronunciarsi in ordine all’intervento edilizio oggetto dell’istanza o denuncia, con
particolare riferimento agli adempimenti connessi all’applicazione della parte seconda del testo
unico.
3. Ai fini del rilascio del permesso di costruire o del certificato di agibilità, l’ufficio di cui al
comma 1 acquisisce direttamente, ove questi non siano stati già allegati dal richiedente:
a) il parere dell’A.S.L. nel caso in cui non possa essere sostituito da una autocertificazione ai
sensi dell’art. 20, comma 1;
b) il parere dei vigili del fuoco, ove necessario, in ordine al rispetto della normativa
antincendio.
4. L’ufficio cura altresì gli incombenti necessari ai fini dell’acquisizione, anche mediante
conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14, 14bis, 14ter, 14quater della legge 7 agosto
1990, n. 241, degli atti di assenso, comunque denominati, necessari ai fini della realizzazione
dell’intervento edilizio. Nel novero di detti assensi rientrano, in particolare:
a) le autorizzazioni e certificazioni del competente ufficio tecnico della regione, per le
costruzioni in zone sismiche di cui agli articoli 61, 94 e 62;
b) l’assenso dell’amministrazione militare per le costruzioni nelle zone di salvaguardia contigue
ad opere di difesa dello Stato o a stabilimenti militari, di cui all’art. 16 della legge 24 dicembre
1976, n. 898;
c) l’autorizzazione del direttore della circoscrizione doganale in caso di costruzione,
spostamento e modifica di edifici nelle zone di salvaguardia in prossimità della linea doganale e
nel mare territoriale, ai sensi e per gli effetti dell’art. 19 del decreto legislativo 8 novembre
1990, n. 374;
d) l’autorizzazione dell’autorità competente per le costruzioni su terreni confinanti con il
demanio marittimo, ai sensi e per gli effetti dell’art. 55 del codice della navigazione;
e) gli atti di assenso, comunque denominati, previsti per gli interventi edilizi su immobili
vincolati ai sensi degli articoli 21, 23, 24, e 151 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490,
fermo restando che, in caso di dissenso manifestato dall’amministrazione preposta alla tutela
dei beni culturali, si procede ai sensi dell’art. 25 del decreto legislativo n. 29 ottobre 1999, n.
490;
f) il parere vincolante della commissione per la salvaguardia di Venezia, ai sensi e per gli effetti
dell’art. 6 della legge 16 aprile 1973, n. 171, e successive modificazioni, salvi i casi in cui vi sia
stato l’adeguamento al piano comprensoriale previsto dall’art. 5 della stessa legge, per
l’attività edilizia nella laguna veneta, nonché nel territorio dei centri storici di Chioggia e di
Sottomarina e nelle isole di Pellestrina, Lido e Sant’Erasmo;
g) il parere dell’autorità competente in tema di assetti e vincoli idrogeologici;
h) gli assensi in materia di servitù viarie, ferroviarie, portuali ed aeroportuali;
i) il nulla-osta dell’autorità competente ai sensi dell’art. 13 della legge 6 dicembre 1991, n.
394, in tema di aree naturali protette.
[l'indicazione delle lettere a), b), d), e) ed f) di cui al presente comma è tale nel testo
pubblicato in Gazzetta Ufficiale]

Capo II
Permesso di costruire
Sezione I
Nozione e caratteristiche

10 (L). Interventi subordinati a permesso di costruire (legge n. 10 del 1977, art. 1; legge 28
febbraio 1985, n. 47, art 25, comma 4). — 1. Costituiscono interventi di trasformazione
urbanistica ed edilizia del territorio e sono subordinati a permesso di costruire:
a) gli interventi di nuova costruzione;
b) gli interventi di ristrutturazione urbanistica;
c) gli interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in
parte diverso dal precedente e che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del
volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici, ovvero che, limitatamente agli immobili
compresi nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d’uso. [lettera così
modificata ex art. 1, c.1, lett. b), D.Lgs. n. 301/2002 (G.U. 21-1-2003, n. 16]
2. Le regioni stabiliscono con legge quali mutamenti, connessi o non connessi a trasformazioni
fisiche, dell’uso di immobili o di loro parti, sono subordinati a permesso di costruire o a
denuncia di inizio attività.
3. Le regioni possono altresì individuare con legge ulteriori interventi che, in relazione
all’incidenza sul territorio e sul carico urbanistico, sono sottoposti al preventivo rilascio del
permesso di costruire. La violazione delle disposizioni regionali emanate ai sensi del presente
comma non comporta l’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 44.
11 (L). Caratteristiche del permesso di costruire (legge 28 gennaio 1977, n. 10, art. 4, commi
1, 2 e 6, legge 23 dicembre 1994, n. 724, art. 39, comma 2 come sostituito dall’art. 2, comma
37, della legge 23 dicembre 1996, n. 662). — 1. Il permesso di costruire è rilasciato al
proprietario dell’immobile o a chi abbia titolo per richiederlo.
2. Il permesso di costruire è trasferibile, insieme all’immobile, ai successori o aventi causa.
Esso non incide sulla titolarità della proprietà o di altri diritti reali relativi agli immobili realizzati
per effetto del suo rilascio. È irrevocabile ed è oneroso ai sensi dell’art. 16.
3. Il rilascio del permesso di costruire non comporta limitazione dei diritti dei terzi.
12 (L). Presupposti per il rilascio del permesso di costruire (art. 4, comma 1, legge n. 10 del
1977; art. 31, comma 4, legge n. 1150 del 1942; articolo unico legge 3 novembre 1952, n.
1902). — 1. Il permesso di costruire è rilasciato in conformità alle previsioni degli strumenti
urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente.
2. Il permesso di costruire è comunque subordinato alla esistenza delle opere di urbanizzazione
primaria o alla previsione da parte del comune dell’attuazione delle stesse nel successivo
triennio, ovvero all’impegno degli interessati di procedere all’attuazione delle medesime
contemporaneamente alla realizzazione dell’intervento oggetto del permesso.
3. In caso di contrasto dell’intervento oggetto della domanda di permesso di costruire con le
previsioni di strumenti urbanistici adottati, è sospesa ogni determinazione in ordine alla
domanda. La misura di salvaguardia non ha efficacia decorsi tre anni dalla data di adozione
dello strumento urbanistico, ovvero cinque anni nell’ipotesi in cui lo strumento urbanistico sia
stato sottoposto all’amministrazione competente all’approvazione entro un anno dalla
conclusione della fase di pubblicazione.
4. A richiesta del sindaco, e per lo stesso periodo, il presidente della giunta regionale, con
provvedimento motivato da notificare all’interessato, può ordinare la sospensione di interventi
di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio che siano tali da compromettere o
rendere più onerosa l’attuazione degli strumenti urbanistici.
13 (L). Competenza al rilascio del permesso di costruire (legge 28 gennaio 1977, n. 10, art. 4,
comma 1; decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, art. 107 e 109; legge 17 agosto 1942,
n. 1150, art. 41quater). — 1. Il permesso di costruire è rilasciato dal dirigente o responsabile
del competente ufficio comunale nel rispetto delle leggi, dei regolamenti e degli strumenti
urbanistici.
2. La regione disciplina l’esercizio dei poteri sostitutivi di cui all’art. 21, comma 2, per il caso di
mancato rilascio del permesso di costruire entro i termini stabiliti.
14 (L). Permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici (legge 17 agosto 1942, n.
1150, art. 41quater, introdotto dall’art. 16 della legge 6 agosto 1967, n. 765; decreto
legislativo n. 267 del 2000, art. 42, comma 2, lettera b); legge 21 dicembre 1955, n. 1357,
art. 3). — 1. Il permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici generali è rilasciato
esclusivamente per edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico, previa deliberazione del
consiglio comunale, nel rispetto comunque delle disposizioni contenute nel decreto legislativo
29 ottobre 1999, n. 490 e delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina
dell’attività edilizia.
2. Dell’avvio del procedimento viene data comunicazione agli interessati ai sensi dell’art. 7
della legge 7 agosto 1990, n. 241.
3. La deroga, nel rispetto delle norme igieniche, sanitarie e di sicurezza, può riguardare
esclusivamente i limiti di densità edilizia, di altezza e di distanza tra i fabbricati di cui alle
norme di attuazione degli strumenti urbanistici generali ed esecutivi, fermo restando in ogni
caso il rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 7, 8 e 9 del decreto ministeriale 2 aprile
1968, n. 1444.
15 (R). Efficacia temporale e decadenza del permesso di costruire (legge 28 gennaio 1977, n.
10, art. 4, commi 3, 4 e 5; legge 17 agosto 1942, n. 1150, art. 31, comma 11). — 1. Nel
permesso di costruire sono indicati i termini di inizio e di ultimazione dei lavori.
2. Il termine per l’inizio dei lavori non può essere superiore ad un anno dal rilascio del titolo;
quello di ultimazione, entro il quale l’opera deve essere completata non può superare i tre anni
dall’inizio dei lavori. Entrambi i termini possono essere prorogati, con provvedimento motivato,
per fatti sopravvenuti estranei alla volontà del titolare del permesso. Decorsi tali termini il
permesso decade di diritto per la parte non eseguita, tranne che, anteriormente alla scadenza
venga richiesta una proroga. La proroga può essere accordata, con provvedimento motivato,
esclusivamente in considerazione della mole dell’opera da realizzare o delle sue particolari
caratteristiche tecnico-costruttive, ovvero quando si tratti di opere pubbliche il cui
finanziamento sia previsto in più esercizi finanziari.
3. La realizzazione della parte dell’intervento non ultimata nel termine stabilito è subordinata al
rilascio di nuovo permesso per le opere ancora da eseguire, salvo che le stesse non rientrino
tra quelle realizzabili mediante denuncia di inizio attività ai sensi dell’art. 22. Si procede altresì,
ove necessario, al ricalcolo del contributo di costruzione.
4. Il permesso decade con l’entrata in vigore di contrastanti previsioni urbanistiche, salvo che i
lavori siano già iniziati e vengano completati entro il termine di tre anni dalla data di inizio.

Sezione II
Contributo di costruzione

16 (L). Contributo per il rilascio del permesso di costruire (legge 28 gennaio 1977 n. 10,
articoli 3; 5, comma 1; 6, commi, 4 e 5; 11; legge 5 agosto 1978, n. 457, art. 47; legge 24
dicembre 1993, n. 537, art. 7; legge 29 settembre 1964, n. 847, articoli 1, comma 1, lettere
b) e c), e 4, legge 22 ottobre 1971, n. 865, art. 44; legge 11 marzo 1988, n. 67, art. 17;
decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, art. 58, comma 1; legge 23 dicembre 1998, n. 448,
art. 61, comma 2). — 1. Salvo quanto disposto dall’art. 17, comma 3, il rilascio del permesso
di costruire comporta la corresponsione di un contributo commisurato all’incidenza degli oneri
di urbanizzazione nonché al costo di costruzione, secondo le modalità indicate nel presente
articolo.
2. La quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione è corrisposta al comune all’atto
del rilascio del permesso di costruire e, su richiesta dell’interessato, può essere rateizzata. A
scomputo totale o parziale della quota dovuta, il titolare del permesso può obbligarsi a
realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, nel rispetto dell’articolo 2, comma 5, della
legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni, con le modalità e le garanzie
stabilite dal comune, con conseguente acquisizione delle opere realizzate al patrimonio
indisponibile del comune. [Comma modificato dal D.Lgs. 301/2002]
3. La quota di contributo relativa al costo di costruzione, determinata all’atto del rilascio, è
corrisposta in corso d’opera, con le modalità e le garanzie stabilite dal comune, non oltre
sessanta giorni dalla ultimazione della costruzione.
4. L’incidenza degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria è stabilita con deliberazione
del consiglio comunale in base alle tabelle parametriche che la regione definisce per classi di
comuni in relazione:
a) all’ampiezza ed all’andamento demografico dei comuni;
b) alle caratteristiche geografiche dei comuni;
c) alle destinazioni di zona previste negli strumenti urbanistici vigenti;
d) ai limiti e rapporti minimi inderogabili fissati in applicazione dall’art. 41quinquies, penultimo
e ultimo comma, della legge 17 agosto 1942, n. 1150, e successive modifiche e integrazioni,
nonché delle leggi regionali.
5. Nel caso di mancata definizione delle tabelle parametriche da parte della regione e fino alla
definizione delle tabelle stesse, i comuni provvedono, in via provvisoria, con deliberazione del
consiglio comunale.
6. Ogni cinque anni i comuni provvedono ad aggiornare gli oneri di urbanizzazione primaria e
secondaria, in conformità alle relative disposizioni regionali, in relazione ai riscontri e
prevedibili costi delle opere di urbanizzazione primaria, secondaria e generale.
7. Gli oneri di urbanizzazione primaria sono relativi ai seguenti interventi: strade residenziali,
spazi di sosta o di parcheggio, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia elettrica
e del gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato.
8. Gli oneri di urbanizzazione secondaria sono relativi ai seguenti interventi: asili nido e scuole
materne, scuole dell’obbligo nonché strutture e complessi per l’istruzione superiore all’obbligo,
mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi, impianti sportivi di
quartiere, aree verdi di quartiere, centri sociali e attrezzature culturali e sanitarie. Nelle
attrezzature sanitarie sono ricomprese le opere, le costruzioni e gli impianti destinati allo
smaltimento, al riciclaggio o alla distruzione dei rifiuti urbani, speciali, pericolosi, solidi e
liquidi, alla bonifica di aree inquinate.
9. Il costo di costruzione per i nuovi edifici è determinato periodicamente dalle regioni con
riferimento ai costi massimi ammissibili per l’edilizia agevolata, definiti dalle stesse regioni a
norma della lettera g) del primo comma dell’art. 4 della legge 5 agosto 1978, n. 457. Con lo
stesso provvedimento le regioni identificano classi di edifici con caratteristiche superiori a
quelle considerate nelle vigenti disposizioni di legge per l’edilizia agevolata, per le quali sono
determinate maggiorazioni del detto costo di costruzione in misura non superiore al 50 per
cento. Nei periodi intercorrenti tra le determinazioni regionali, ovvero in eventuale assenza di
tali determinazioni, il costo di costruzione è adeguato annualmente, ed autonomamente, in
ragione dell’intervenuta variazione dei costi di costruzione accertata dall’Istituto nazionale di
statistica (ISTAT). Il contributo afferente al permesso di costruire comprende una quota di
detto costo, variabile dal 5 per cento al 20 per cento, che viene determinata dalle regioni in
funzione delle caratteristiche e delle tipologie delle costruzioni e della loro destinazione ed
ubicazione.
10. Nel caso di interventi su edifici esistenti il costo di costruzione è determinato in relazione al
costo degli interventi stessi, cosi come individuati dal comune in base ai progetti presentati per
ottenere il permesso di costruire al fine di incentivare il recupero del patrimonio edilizio
esistente, per gli interventi di ristrutturazione edilizia di cui all’art. 3, comma 1, lettera d), i
comuni hanno comunque la facoltà di deliberare che i costi di costruzione ad essi relativi non
superino i valori determinati per le nuove costruzioni ai sensi del comma 6.
17 (L). Riduzione o esonero dal contributo di costruzione (legge 28 gennaio 1977 n. 10,
articoli 7, comma 1; 9; decreto-legge 23 gennaio 1982 n. 9, articoli 7 e 9, convertito, in legge
25 marzo 1982, n. 94; legge 24 marzo 1989, n. 122 art. 11; legge 9 gennaio 1991, n. 10, art.
26, comma 1; legge 662 del 1996, art. 2, comma 60). — 1. Nei casi di edilizia abitativa
convenzionata, relativa anche ad edifici esistenti, il contributo afferente al permesso di
costruire è ridotto alla sola quota degli oneri di urbanizzazione qualora il titolare del permesso
si impegni, a mezzo di una convenzione con il comune, ad applicare prezzi di vendita e canoni
di locazione determinati ai sensi della convenzione-tipo prevista dall’art. 18.
2. Il contributo per la realizzazione della prima abitazione è pari a quanto stabilito per la
corrispondente edilizia residenziale pubblica, purché sussistano i requisiti indicati dalla
normativa di settore.
3. Il contributo di costruzione non è dovuto:
a) per gli interventi da realizzare nelle zone agricole, ivi comprese le residenze, in funzione
della conduzione del fondo e delle esigenze dell’imprenditore agricolo a titolo principale, ai
sensi dell’art. 12 della legge 9 maggio 1975, n. 153;
b) per gli interventi di ristrutturazione e di ampliamento, in misura non superiore al 20%, di
edifici unifamiliari;
c) per gli impianti, le attrezzature, le opere pubbliche o di interesse generale realizzate dagli
enti istituzionalmente competenti nonché per le opere di urbanizzazione, eseguite anche da
privati, in attuazione di strumenti urbanistici;
d) per gli interventi da realizzare in attuazione di norme o di provvedimenti emanati a seguito
di pubbliche calamità;
e) per i nuovi impianti, lavori, opere, modifiche, installazioni, relativi alle fonti rinnovabili di
energia, alla conservazione, al risparmio e all’uso razionale dell’energia, nel rispetto delle
norme urbanistiche, di tutela artistico-storica e ambientale.
4. Per gli interventi da realizzare su immobili di proprietà dello Stato il contributo di
costruzione è commisurato alla incidenza delle sole opere di urbanizzazione.
18 (L). Convenzione-tipo (legge 28 gennaio 1977, n. 10, art. 8; legge 17 febbraio 1992 n.
179, art. 23, comma 6). — 1. Ai fini del rilascio del permesso di costruire relativo agli
interventi di edilizia abitativa di cui all’art. 17, comma 1, la regione approva una convenzionetipo,
con la quale sono stabiliti i criteri nonché i parametri, definiti con meccanismi tabellari per
classi di comuni, ai quali debbono uniformarsi le convenzioni comunali nonché gli atti di obbligo
in ordine essenzialmente a:
a) l’indicazione delle caratteristiche tipologiche e costruttive degli alloggi;
b) la determinazione dei prezzi di cessione degli alloggi, sulla base del costo delle aree, così
come definito dal comma successivo, della costruzione e delle opere di urbanizzazione, nonché
delle spese generali, comprese quelle per la progettazione e degli oneri di preammortamento e
di finanziamento;
c) la determinazione dei canoni di locazione in percentuale del valore desunto dai prezzi fissati
per la cessione degli alloggi;
d) la durata di validità della convenzione non superiore a 30 e non inferiore a 20 anni.
2. La regione stabilisce criteri e parametri per la determinazione del costo delle aree, in misura
tale che la sua incidenza non superi il 20 per cento del costo di costruzione come definito ai
sensi dell’art. 16.
3. Il titolare del permesso può chiedere che il costo delle aree, ai fini della convenzione, sia
determinato in misura pari al valore definito in occasione di trasferimenti di proprietà avvenuti
nel quinquennio anteriore alla data della convenzione.
4. I prezzi di cessione ed i canoni di locazione determinati nelle convenzioni ai sensi del primo
comma sono suscettibili di periodiche variazioni, con frequenza non inferiore al biennio, in
relazione agli indici ufficiali ISTAT dei costi di costruzione intervenuti dopo la stipula delle
convenzioni medesime.
5. Ogni pattuizione stipulata in violazione dei prezzi di cessione e dei canoni di locazione è
nulla per la parte eccedente.
19 (L). Contributo di costruzione per opere o impianti non destinati alla residenza (legge 28
gennaio 1977, n. 10, art. 10). — 1. Il permesso di costruire relativo a costruzioni o impianti
destinati ad attività industriali o artigianali dirette alla trasformazione di beni ed alla
prestazione di servizi comporta la corresponsione di un contributo pari alla incidenza delle
opere di urbanizzazione, di quelle necessarie al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti solidi,
liquidi e gassosi e di quelle necessarie alla sistemazione dei luoghi ove ne siano alterate le
caratteristiche. La incidenza di tali opere è stabilita con deliberazione del consiglio comunale in
base a parametri che la regione definisce con i criteri di cui al comma 4, lettere a) e b) dell’art.
16, nonché in relazione ai tipi di attività produttiva.
2. Il permesso di costruire relativo a costruzioni o impianti destinati ad attività turistiche,
commerciali e direzionali o allo svolgimento di servizi comporta la corresponsione di un
contributo pari all’incidenza delle opere di urbanizzazione, determinata ai sensi dell’art. 16,
nonché una quota non superiore al 10 per cento del costo documentato di costruzione da
stabilirsi, in relazione ai diversi tipi di attività, con deliberazione del consiglio comunale.
3. Qualora la destinazione d’uso delle opere indicate nei commi precedenti, nonché di quelle
nelle zone agricole previste dall’art. 17, venga comunque modificata nei dieci anni successivi
all’ultimazione dei lavori, il contributo di costruzione è dovuto nella misura massima
corrispondente alla nuova destinazione, determinata con riferimento al momento
dell’intervenuta variazione.

Sezione III
Procedimento

20 (R). Procedimento per il rilascio del permesso di costruire (decreto-legge 5 ottobre 1993,
n. 398, art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993,
n. 493). — 1. La domanda per il rilascio del permesso di costruire, sottoscritta da uno dei
soggetti legittimati ai sensi dell’art. 11, va presentata allo sportello unico corredata da
un’attestazione concernente il titolo di legittimazione, dagli elaborati progettuali richiesti dal
regolamento edilizio, e quando ne ricorrano i presupposti, dagli altri documenti previsti dalla
parte II, nonché da un’autocertificazione circa la conformità del progetto alle norme igienicosanitarie
nel caso in cui il progetto riguardi interventi di edilizia residenziale ovvero la verifica
in ordine a tale conformità non comporti valutazioni tecnico-discrezionali.
2. Lo sportello unico comunica entro dieci giorni al richiedente il nominativo del responsabile
del procedimento ai sensi degli articoli 4 e 5 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni. L’esame delle domande si svolge secondo l’ordine cronologico di presentazione.
3. Entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda, il responsabile del procedimento
cura l’istruttoria, acquisisce, avvalendosi dello sportello unico, i prescritti pareri dagli uffici
comunali, nonché i pareri di cui all’art. 5, comma 3, sempre che gli stessi non siano già stati
allegati alla domanda dal richiedente e, valutata la conformità del progetto alla normativa
vigente, formula una proposta di provvedimento, corredata da una dettagliata relazione, con la
qualificazione tecnico-giuridica dell’intervento richiesto.
4. Il responsabile del procedimento, qualora ritenga che ai fini del rilascio del permesso di
costruire sia necessario apportare modifiche di modesta entità rispetto al progetto originario,
può, nello stesso termine di cui al comma 3, richiedere tali modifiche, illustrandone le ragioni.
L’interessato si pronuncia sulla richiesta di modifica entro il termine fissato e, in caso di
adesione, è tenuto ad integrare la documentazione nei successivi quindici giorni. La richiesta di
cui al presente comma sospende, fino al relativo esito, il decorso del termine di cui al comma
3.
5. Il termine di cui al comma 3 può essere interrotto una sola volta dal responsabile del
procedimento, entro quindici giorni dalla presentazione della domanda, esclusivamente per la
motivata richiesta di documenti che integrino o completino la documentazione presentata e che
non siano già nella disponibilità dell’amministrazione o che questa non possa acquisire
autonomamente. In tal caso, il termine ricomincia a decorrere dalla data di ricezione della
documentazione integrativa.
6. Nell’ipotesi in cui, ai fini della realizzazione dell’intervento, sia necessario acquisire atti di
assenso, comunque denominati, di altre amministrazioni, diverse da quelle di cui all’art. 5,
comma 3, il competente ufficio comunale convoca una conferenza di servizi ai sensi degli
articoli 14, 14bis, 14ter, 14quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni. Qualora si tratti di opere pubbliche incidenti su beni culturali, si applica l’art. 25
del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.
7. Il provvedimento finale, che lo sportello unico provvede a notificare all’interessato, è
adottato dal dirigente o dal responsabile dell’ufficio, entro quindici giorni dalla proposta di cui
al comma 3, ovvero dall’esito della conferenza di servizi di cui al comma 6. Dell’avvenuto
rilascio del permesso di costruire è data notizia al pubblico mediante affissione all’albo pretorio.
Gli estremi del permesso di costruire sono indicati nel cartello esposto presso il cantiere,
secondo le modalità stabilite dal regolamento edilizio.
8. I termini di cui ai commi 3 e 5 sono raddoppiati per i comuni con più di 100.000 abitanti,
nonché per i progetti particolarmente complessi secondo la motivata risoluzione del
responsabile del procedimento.
9. Decorso inutilmente il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo, sulla domanda
di permesso di costruire si intende formato il silenzio-rifiuto.
10. Il procedimento previsto dal presente articolo si applica anche al procedimento per il
rilascio del permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici, a seguito
dell’approvazione della deliberazione consiliare di cui all’art. 14.
10-bis. Il termine per il rilascio del permesso di costruire per gli interventi di cui all’articolo 22,
comma 7, è di sessanta giorni dalla data di presentazione della domanda. [comma inserito ex
art.1, c.1, lett. d), D.Lgs. 27-12-2002, n. 301 (G.U. 21-1-2003, n. 16]
21(R). Intervento sostitutivo regionale (decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4, commi 5
e 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493). — 1. In caso di
mancata adozione, entro i termini previsti dall’art. 20, del provvedimento conclusivo del
procedimento per il rilascio del permesso di costruire, l’interessato può, con atto notificato o
trasmesso in piego raccomandato con avviso di ricevimento, richiedere allo sportello unico che
il dirigente o il responsabile dell’ufficio di cui all’art. 13, si pronunci entro quindici giorni dalla
ricezione dell’istanza. Di tale istanza viene data notizia al sindaco a cura del responsabile del
procedimento. Resta comunque ferma la facoltà di impugnare in sede giurisdizionale il silenziorifiuto
formatosi sulla domanda di permesso di costruire.
2. Decorso inutilmente anche il termine di cui al comma 1, l’interessato può inoltrare richiesta
di intervento sostitutivo al competente organo regionale, il quale, nei successivi quindici giorni,
nomina un commissario ad acta che provvede nel termine di sessanta giorni. Trascorso
inutilmente anche quest’ultimo termine, sulla domanda di intervento sostitutivo si intende
formato il silenzio-rifiuto.